Carmelina CaraccioDi / Pubblicato 4 settimane fa in Aumenta il tuo business.

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 personal-branding

Il tuo brand è ciò che le persone dicono di te.
Potrebbe sembrare semplice, ma quante volte nella tua vita ti sei occupato davvero di quello che la gente dice di te? In poche parole, quante volte ti sei occupato di fare marketing di te stesso?

Oggi fare personal branding è quasi indispensabile: sia per chi vuole mettersi in proprio, come freelance o avviando un’azienda, sia per chi cerca lavoro. I cambiamenti tecnologici ed economici degli ultimi anni, hanno condotto un numero crescente di persone a capire che, se davvero vogliono fare carriera, devono vendere sé stessi.

Nel nostro articolo Personal Branding e la sua importanza abbiamo definito il personal brand come:  

l’immagine e la reputazione che un individuo o una azienda ha o che si costruisce attraverso la sua presenza online e le sue azioni nel Web. Il personal branding è la ragione per cui un cliente vuole proprio te, i tuoi prodotti o i tuoi servizi. Ancor meglio può essere considerato come l’insieme di strategie volte ad ottenere questo obiettivo. Non si tratta di “vendere meglio se stessi” con un’immagine falsa e creata a tavolino. Piuttosto di comunicare meglio i punti di forza e spiegare come possiamo essere di aiuto agli altri.

 

Ma come si fa personal branding?

Ecco una serie di dritte utili:

1)   Trovare il proprio focus. Non si tratta di chiedersi “chi sono io”, domanda a rischio di paralisi esistenziali, bensì di domandarsi cosa ci rende unici, convincenti e coinvolgenti. Per cosa vorremmo essere conosciuti e ri-conosciuti? Quale nostra abilità vorremmo mettere in gioco nel lavoro? Cosa vogliamo e siamo capaci di fare ora, dedicandoci tutta la nostra energia in modo da consolidare concretamente questa specializzazione?  Se abbiamo dubbi nel definire il nostro focus, anziché metterci davanti al computer sperando di buttare giù idee costruttive ha senso prestare attenzione a ciò che davvero ci entusiasma: cos’é che ci appassiona, ci fa stare bene o ci gratifica? La chiave è lì. In questo caso, puntare su un numero troppo ampio di competenze è controproducente. Se siamo indecisi su quali delle nostre caratteristiche valorizzare possiamo fare una disamina del nostro background e soprattutto dei nostri momenti di maggior successo e soddisfazione: sono stati quelli in cui abbiamo organizzato qualcosa? In cui abbiamo parlato in pubblico? In cui abbiamo fatto un bel lavoro di team building? Possiamo anche chiedere alle persone che meglio ci conoscono (sotto vari punti di vista: lavoro, amici, social network), come ci vedono e come ci definirebbero, per capire qual è l’immagine percepita e come regolarci da ora in poi… Da tutto ciò emergeranno i punti di forza su cui cominciare a costruire il nostro personal branding. Può anche essere una presa di coscienza non facile: a volte rifiutiamo di prendere atto dei nostri talenti più autentici perché temiamo il giudizio del mondo nel metterli in gioco, oppure ne abbiamo paura noi stessi. Ma non si può sfuggire dalla nostra essenza, soprattutto perché in questo caso è proprio l’autenticità che paga.

2)   Non imitare gli altri. Diretta conseguenza di quanto detto sopra: prendere come riferimento le persone che stimiamo, ammiriamo o in cui vorremmo identificarci può essere utile per chiarire le caratteristiche su cui puntare, definire il proprio mercato e le proprie strategie, dopodiché dobbiamo fare riferimento alla nostra essenza. Se puntiamo al nostro core non dovremo preoccuparci di risultare simili ad altri o di fare cose già viste, perché non potremo che essere unici nel nostro personale modo di fare le cose, e attireremo chi è interessato al valore di questa nostra unicità: un personal branding efficace infatti è quello che ci rende “selettivamente famosi”, cioè quello che ci fa conoscere e apprezzare dalle persone rilevanti del nostro target di riferimento.

3)   A questo punto, devi definire la tua audience, il target di riferimento. A chi ci vogliamo rivolgere e quale messaggio vogliamo che venga recepito? Si tratta di applicare delle strategie di marketing a noi stessi, quindi la percezione altrui è fondamentale! La chiaroveggenza non funziona: se non siamo in grado di comunicare quello che facciamo e che siamo bravi a fare, non si andrà molto lontano.

4)   Una volta definito il cosacome e a chi, dobbiamo essere proattivi:  dedicarci quotidianamente o almeno settimanalmente allo sviluppo del nostro personal branding. Creare un sito personale, con foto, un portfolio del tuo lavoro. Potremmo inserirci anche un blog dove ci raccontiamo “lavorativamente”. Dobbiamo sempre mettere in evidenza dove vogliamo andare e non dove siamo stati: ha senso evidenziare esperienze passate se sono quelle che vogliamo replicare.

5)   Adesso dobbiamo creare l’evidenza: dobbiamo concretamente costruirci un bagaglio di prove delle nostre competenze, le prove tangibili che siamo specializzati, competenti o addirittura esperti nell’area che abbiamo scelto.  

6)   Self-promotion. Autopromuoversi può essere fuorviante e rischia di renderci poco credibili o addirittura odiosi. Quindi in primis lasciamo che siano le nostre azioni a parlare per noi. Secondo, chiediamo aiuto a colleghi, amici o recruiters che stanno a livelli più alti di noi di aiutare a farci conoscere: queste persone ci aiuteranno volentieri, se sapremo chiederglielo nei modi e nei tempi giusti. Per quanto riguarda l’utilizzo dei social network, il giusto equilibrio di auto-promozione si può trovare sulla promozione di noi stessi, del nostro personal branding e sulla condivisione di  informazioni interessanti di altri. Fondamentale è non abbandonare mai per troppo tempo la propria presenza online, dove il troppo tempo si quantifica in settimane di assenza. Se questo succede, si può rimediare tornando con un post dove si aggiorna il proprio network su cosa abbiamo fatto in quel periodo (es. ci siamo dedicati a un nuovo progetto): non si tratta di scuse ma di trattare il proprio network come faremmo con un amico che non chiamiamo da troppo tempo.

7)   Dare valore aggiunto. Il segreto è comunicare e trasmettere un valore aggiunto utile. Quando abbiamo qualche dubbio su cosa postare sui social, postiamo qualcosa che dia valore alla community (consigli, link utili), oppure offriamo una consulenza.

8)   Monitorare/misurare. Nel processo di creazione e gestione del nostro personal branding, è fondamentale monitorare i progressi, scegliendo un proprio metodo: può essere il numero di opinion leader della nostra area di competenza con cui siamo entrati positivamente in contatto, l’influenza creata su Twitter o il riconoscimento ottenuto da un’associazione di riferimento.

9)   Essere reali e partecipare alla comunità. Non dobbiamo nasconderci dietro il computer: siamo il portavoce del nostro personal branding nella vita reale e per questo dobbiamo essere parte attiva della comunità in cui vogliamo posizionarci. Troviamoci un mentore, interagiamo con colleghi, amici e opinion leader. Contribuiamo! In tutto ciò, soprattutto nel web, è utile anche un certo livello di promiscuità, intesa come interazione con differenti tipologie di pubblico: non possiamo mai sapere chi ci cercherà, ma dobbiamo rendergli possibile trovarci. E per questo è utile ampliare i propri contatti anche in direzioni apparentemente fuori dal nostro raggio di competenza.

10) Curare l’aspetto estetico. Non si tratta certo di sembrare appena usciti da un set di Vogue. Il punto è mostrare di poter “reggere il ritmo” e di avere attenzione ai dettagli: scegliamo uno stile che ci identifichi e che sia in linea con quello che vogliamo comunicare agli altri e manteniamolo.

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